Natale 2017. La tenerezza di Dio

A tutti gli insegnanti, i collaboratori della Fondazione Romano Guardini e della Polisportiva Europa.
Carissimi amici,  permettetemi di chiamarvi così. 
Ieri sera guardandovi mi ha colpito vedere quanti eravamo. Mi ha colpito il fatto che eravamo lì non per gli auguri “formali” di fine anno ma per la gratitudine di una storia vissuta e che viviamoogni giorno insieme. 
Per me non è stato formale ringraziare ciascuno di voi per la passione e l’amore che ogni giorno oguno di voi mette nel lavoro, perché è questa passione e questo amore che rende la nostra scuola una “dimora”, dove ognuno può dire di sentirsi a “casa”. 
Tutto questo senza eliminare nulla, senza censurare limiti e difficoltà. Senza la paura di riconoscere i passi che dobbiamo ancora fare e il cambiamento da accettare nella sfida quotidiana del nostro lavoro educativo. Insieme possiamo continuare ad essere una grande comunità per il bene dei giovani della nostra città. 
Non si può costruire nulla, non si può diventare uomini veri senza avere un cuore grande. Un cuore che vuole abbracciare tutto e tutti perché sa di essere voluto ed essere voluto bene. Noi che a volte inseguiamo una falsa quiete siamo chiamati ad uscire dal guscio della nostra vita apparentemente tranquilla e a ripartire dalle "cose vere". Ieri sera ci domandavamo: cosa c'e' di più vero nella nostra vita? Ed io ho cercato di rispondere con le parole di chi mi ha educato: 
"Che abbiate a vivere l’esperienza del padre": padre e madre: lo auguro a ognuno di voi, perché ognuno dev’essere padre degli amici che ha, dev’essere madre della gente che ha davanti; non dandosi un’aria di superiorità, ma con una carità effettiva. Nessuno, infatti, può essere così fortunato e felice come un uomo e una donna che si sentono fatti dal Signore padri e madri. Padri e madri di tutti coloro che incontrano. Vi ricordate  di quell'episodio del vangelo quando Gesù, andando per i campi con i suoi apostoli, vide vicino a un paese che si chiamava Naim, una donna che piangeva e singhiozzava dietro la bara del figlio morto? E Lui andò là; non le disse: “Ti risuscito il figlio”. Ma: “Donna, non piangere”, con una tenerezza, affermando una tenerezza e un amore all’essere umano inconfondibili! E infatti, dopo, le ridiede anche il figlio vivo. Ma non è questo, perché di miracoli possono farne anche altri, ma questo, questa carità, questo amore all’uomo proprio di Cristo non ha nessun paragone in niente!". 
Carissimi amici questa è la strada che possiamo verificare ogni giorno con i nostri figli e con tutti quelli che ci sono affidati.
Per questo Vi auguro Buon Natale 2017.
Antonio Romano
Presidente Fondazione R. Guardini

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