Quell'ideologia dura a morire nella scuola

Comunicato stampa di CDO Opere Educative in risposta alla discussa iniziativa di un dirigente scolastico di Torino
L'incredibile performance del dirigente del Liceo Statale D'Azeglio di Torino, che ha diffuso via etere, nella 'sua' scuola, un messaggio di augurio per la manifestazione a favore della Costituzione e della scuola 'pubblica' prevista per il giorno dopo (12 marzo 2011), rende necessaria una valutazione più attenta e meno 'isterica' di quanto affermato nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio Berlusconi, a riguardo del rischio di 'inculcare' valori non conformi alle attese delle famiglie. Il dirigente del D'Azeglio, infatti, non solo ha dato per scontata l'adesione di tante classi, poiché «diventa un imperativo morale - con la libertà di pensiero e di scelta di ciascuno - impegnarsi in difesa della costituzione, in difesa della scuola pubblica», ma ha imposto ai propri alunni, in modo del tutto unilaterale, l'ascolto di un brano di Piero Calamandrei (discorso al III congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma,11 febbraio 1950) col quale ha paragonato - fuor di metafora - l'attuale governo a un occulto regime dittatoriale e definito le scuole private «scuole privilegiate», al soldo del potere dominante e affrancate da qualsiasi obbligo'
Una lettura così caricaturale e fuorviante della realtà, riteniamo sia dannosa per l'intero sistema nazionale di istruzione, al quale tra l'altro le scuole paritarie partecipano a pieno titolo, pur in assenza di una vera parità economica ma solo in virtù dell'impegno e del sacrificio di tante realtà del privato sociale; parimenti, consideriamo sia lesiva della dignità e dell'intelligenza degli stessi studenti, ai quali è stata 'inculcata' una visione non veritiera del nostro sistema sociale e scolastico, senza offrire loro (e questa è, dal punto di vista educativo, la cosa più grave) chiavi ermeneutiche che possano consentire di farsi domande vere e/o di trovare delle risposte partendo dai dati di realtà.
 E, a proposito di dati di realtà, ci teniamo a ribadire alcuni aspetti fondamentali, che speriamo possano contribuire a un dibattito più onesto e costruttivo:
  • il bilancio della scuola statale e quello della paritaria ammontano a quasi 45 miliardi di euro per la prima e circa 500 milioni di euro per la seconda (cioè, appena sopra l'1%, e questo nonostante la popolazione scolastica che frequenta le paritarie ammonti al 12% del totale);
  • la L. 62/2000 ha istituito il sistema nazionale di istruzione, formato dalla scuole statali e dalla non statali paritarie; inoltre - come recita anche la sentenza 2605/2001 del Consiglio di Stato - «una scuola è pubblica non in base alle caratteristiche del soggetto gestore, ma in quanto erogatrice di un servizio offerto a tutti e orientato al bene della res publica»;
  • le scuole paritarie, per essere riconosciute tali, devono essere conformi a tutte le normative previste per le scuole statali (e rispetto a queste, tra l'altro, sono soggette a infiniti controlli'), comprese quelle relative ai titoli dei docenti;
  • nonostante la Legge sulla parità, le scuola paritarie percepiscono un contributo economico che è poco più che simbolico per ciò che riguarda l'infanzia e la primaria, mentre è quasi nullo per le secondarie di primo e secondo grado;
  • la nostra Costituzione riconosce alle famiglie la libertà di educazione, cioè il «diritto-dovere all'educazione/istruzione dei propri figli» (art. 30), e alla Repubblica il «compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana» (art.3);
  • l'art. 33 della Costituzione recita che Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato, ma gli stessi padri costituenti spiegarono che si intendeva solo precludere l'obbligo per lo Stato di finanziare l'istituzione delle scuole private, e non ogni altra possibilità discrezionale di sostegno economico (si leggano, a tal proposito, le dichiarazioni di Epicarmo Corbino);
  • l'esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro, data la differenza di costo rispetto agli alunni delle statali.
 Non vogliamo impedire al dirigente di leggere ciò che vuole ai propri studenti, fermo restando che si assuma la responsabilità delle eventuali conseguenze; però sarebbe stato utile se, accanto al discorso del Calamandrei, egli stesso avesse presentato loro questi dati, per sollecitarli a una indagine critica e costruttiva, anziché fomentare in essi l'odio sociale e il pregiudizio.
Perché il compito di una scuola, statale o paritaria che sia, non è indottrinare, ma far crescere delle 'teste pensanti', capaci di valutazione critica dei fatti e di ricerca sincera della verità. È questo il metodo giusto per realizzare (come ha detto il dirigente a conclusione del suo discorso) «quella scuola che educa a essere cittadini consapevoli e soprattutto liberi»; è questo il modo giusto per far crescere il nostro Paese.
 Ufficio stampa CDO Opere Educative

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